La riforma agraria del 1820 diede il colpo mortale alla pastorizia che fino ad allora era stata praticata in completa libertà. Carlo Felice redasse il cosiddetto "Editto sulle chiudende".
Questa risoluzione, che all'inizio era stata presa per porre fine alle continue liti tra contadini e pastori, ebbe conseguenze catastrofiche per questi ultimi.
L'editto diceva che chiunque coltivasse un pezzo di terra, poteva rendere tale pezzo di terra di sua proprietà, recintandolo. I pastori, per la maggior parte analfabeti, si accorsero troppo tardi di ciò che stava succedendo. Tra l'altro non avevano i mezzi per poter tener testa alle squadre di lavoro dei grandi proprietari terrieri. Chi si metteva sul loro cammino rischiava di venir ucciso.
La Sardegna venne improvvisamente lottizzata come un alveare. Ai già poveri pastori venne così tolto il sostentamento vitale. Ancora oggi le numerose "tancas" (mura di pietra e siepi) segnano l'immagine del paesaggio dell'isola.